Due proiezioni dell'ultimo film di Richard Linklater, Nouvelle Vague, al cinema Araldo domenica 29 e martedì 31 Marzo.
Ben più di un racconto cronachistico della lavorazione di Fino all’ultimo respiro: un’occasione per celebrare uno dei massimi capolavori della storia del cinema e con lui un intero movimento rivoluzionario, ma anche per testimoniare la possibilità di ereditarne la forza dirompente e la capacità di rompere con la prassi. Quasi trentenne, Jean-Luc Godard è l’unico dei redattori dei Cahiers du cinéma a non aver ancora esordito alla regia: l’occasione gliela concede il produttore Georges de Beauregard, a patto che metta in scena uno script di François Truffaut sotto l’egida di Claude Chabrol, e giri il film in venti giorni. L’avventura di Fino all’ultimo respiro ha inizio.
A vederlo in modo superficiale può essere facilmente considerato come un film didascalico Nouvelle Vague. Ma basta staccare l’occhio dall’impressione della fotocopia per rendersi conto di come Linklater stia girando un film su un momento epico non per sottolineare la non replicabilità dell’atto, ma al contrario per trasformare Fino all’ultimo respiro in un caso di studio, nel saggio in pellicola che, analizzato e compreso, può fungere da esempio. Per Linklater vedere e rivedere l'esordio di Godard equivale a provare e vedere l’insegnamento di una rivoluzione. Raccontare la genesi di Fino all’ultimo respiro non ha un valore esclusivamente storico, ma serve a porre in rilievo l’urgenza di tornare a un cinema pensato in maniera così libera, diretta, priva di mediazioni. La lezione di Godard e di tutta la cricca della “nouvelle vague” è l’elemento vitale che guida Linklater, che com’era prevedibile non rinuncia ai suoi oramai celebri dialoghi, e all’immediatezza della sua messa in scena. Non si deve “replicare”, ma comprendere per agire in modo rivoluzionario. Non si deve “accettare”, bensì distruggere l’ovvio. (Raffele Meale, Quinlan)
4 premi Cesar (miglior regia, fotografia, montaggio, costumi)



