L'opera prima del grande regista italiano torna al cinema in versione restaurata e integrale per celebrare i sessant'anni dalla sua uscita. Si prepara a scuotere la platea spettatoriale con la stessa violenza e la stessa rabbia autodistruttiva dell'epoca. Il restauro riporta l'opera nella sua versione integrale, reintegrando la sequenza del bacio tra fratello e sorella, censurata nel 1965, che accentua ulteriormente la carica provocatoria del film.
Questa sorta di rabbia ragionatrice, questa collera ponderata e metodica che definisce, fin dalle prime inquadrature, uno spazio radicalmente originale dove ciascuno può subito riconoscere e identificare i demoni della propria adolescenza, malgrado il carattere deliberatamente eccezionale dell’intreccio utilizzato, impone gli accenti di una contestazione che per la propria violenza e la propria portata si inscrive sulle tracce di L’Âge d’or e di Zéro de conduite: come Buñuel e Vigo, Bellocchio sa fondere gli argomenti del suo terribile regolamento di conti nel movimento di un poema drammatico, e contenere attraverso una costante ironia ciò che la tesi poteva offrire di eccessivo e di fuori misura. (Jean-André Fieschi, Cahiers du cinéma, n. 179, giugno 1966)



