Le riprese del film di Franco Maresco su Carmelo Bene vengono bruscamente interrotte dopo l’ennesimo incidente sul set. A staccare la spina è il produttore Andrea Occhipinti, esasperato dai ciak infiniti e dai ripetuti ritardi. Dal canto suo, il regista di Belluscone e La mafia non è più quella di una volta accusa la produzione di “filmicidio”, facendo poi perdere le sue tracce. A cercare di ricucire lo strappo è un amico di Maresco, Umberto Cantone, che chiama a testimoni tutti coloro che hanno partecipato all’impresa, in un’indagine che è l’occasione per ripercorrere la personalità e le idee dell’autore più corrosivo e apocalittico del cinema italiano. E se intanto, lontano da tutto e da tutti, Maresco stesse ultimando il suo film, diventato “il solo modo per dare forma alla rabbia e all’orrore che provo per questo mondo di merda”?
"Sul modello non dichiarato di Quarto potere, il nuovo lavoro di Franco Maresco è una ricerca del regista stesso e insieme una sorta di autobiografia in terza persona.Ci sono almeno tre film, in Un film fatto per bene: quello che segue il viaggio di Cantone, quello che Maresco ha cercato di girare per la Lucky Red, ambientato nella Palermo degli anni '70, con protagonisti Carmelo Bene e un oscuro maestro elementare agiografo, e quello che, fallito il primo progetto, il regista palermitano ha provato a terminare a sue spese, riunendo i collaboratori e gli interpreti più fedeli (il solito teatrino di freak che negli anni abbiamo imparato a conoscere) negli studi della tv palermitana in cui negli anni '80 ha dato vita al duo con Daniele Ciprì.
Nel frattempo, si vedono i frammenti della sua filmografia, le celebri scene di Cinico Tv, le immagini poi censurate di Totò che visse due volte e a seguire quelle di Belluscone - Una storia siciliana e La mafia non è più quella di una volta, mentre il loro autore si chiudeva sempre al mondo e diventava una sorta di santo recluso del cinema italiano.
L'espressione non è casuale, perché proprio a una figura di santo popolare e ignorante, Giuseppe da Copertino, il «Santo volante», vissuto nel XVII secolo, è in realtà dedicato il film fallito per la Lucky Red: nelle riprese che si vedono, tra improvvisazioni, temporali, infiniti ciak, incidenti, lo stile di Maresco è quello che l'ha reso famoso, in bianco e nero, pasoliniano, con un idiot savant straccione per protagonista e la voce fuoricampo del regista (insistente e ottusa: una firma d'autore) che ripropone e insieme rompe la dinamica del suo cinema, in cui sempre il regista ha interpellato i suoi interpreti, salvo in questo caso parlare direttamente dal set e dare vita a un cortocircuito che prevedibilmente porta a uno misero fallimento..." (Roberto Manassero - Mymovies)



