Un generale americano, ossessionato dalla minaccia comunista, ordina un attacco nucleare contro l’Unione Sovietica, innescando un meccanismo che rischia di condurre il mondo alla distruzione. Mentre il Presidente e i suoi consiglieri tentano disperatamente di fermare i bombardieri, la razionalità della politica e la logica della deterrenza si rivelano fragili costruzioni, incapaci di arginare una macchina militare ormai fuori controllo.
Prima di lanciarsi in fughe nel tempo - nel futuro, con 2001: Odissea nello spazio (1968), o nel passato, come in Barry Lyndon (1975) - Stanley Kubrick entra in conflitto con il suo Paese proprio per la volontà di raccontare l’hic et nunc, dapprima traducendo in immagini un romanzo contemporaneo “scandaloso” come Lolita di Vladimir Nabokov, e quindi raccontando la Guerra Fredda ne Il dottor Stranamore, il cui sottotitolo Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba traccia in profondità l’approccio ludico al contesto. Cena delle beffe allestita in pompa magna ed affidata al genio multiforme di Peter Sellers, Il dottor Stranamore è un’anarchica risata, a metà tra i denti stretti e il cachinno, che manda al macero il mondo moderno, l’ipocrisia della politica, la contrapposizione in blocchi, l’impotenza del maschile. (Raffaele Meale, Quinlan)


