Lo Straniero, il film diretto da François Ozon, si svolge a Algeri alla fine degli anni Trenta. Algeri, 1938. Meursault (Benjamin Voisin), un giovane sulla trentina, modesto impiegato, partecipa al funerale della madre senza mostrare la minima emozione. Il giorno dopo inizia una relazione con Marie (Rebecca Marder), una collega d’ufficio. Poi riprende la sua vita di tutti i giorni. La quiete quotidiana viene però interrotta dal vicino Sintès (Pierre Lottin) che trascina Meursault nei suoi loschi affari fino a quando, in una giornata torrida, su una spiaggia, accade un tragico evento…
Un classico della letteratura contemporanea, l'ennesima sfida per un coraggioso autore come François Ozon. Lo straniero di Albert Camus è una pietra miliare, con al centro i temi cruciali dell'esistenzialismo, l'impossibilità di aderire alle richieste della società, un'esistenza assurda e priva di senso, come molte delle azioni che compie il protagonista, in preda a una nebbia del quotidiano fatta di noia e di una maschera di indifferenza spinta all'eccesso. Quanto è ancora sincera e quanto è attuale un racconto come questo, che mette in luce, con la sua ambientazione nell'Algeria colonia francese della fine degli anni '30, anche la complessa convivenza fra culture diverse? L'adattamento è fedele, l'eleganza formale conquista, così come una storia sempre perversamente inquietante. Da Dibattito, ancora oggi. (Mauro Donzelli).


