In un Brasile tormentato dalla dittatura militare, Marcelo (ma il suo vero nome è Arnaldo), un uomo sulla quarantina in fuga da un passato travagliato, arriva nella città di Recife, dove spera di costruirsi una nuova vita e di ricongiungersi con la sua famiglia. Tutto questo senza considerare le minacce di morte che aleggiano sulla sua testa.
È a Recife, capitale del Pernambuco, nel nord-est del Brasile, che nasce la cultura nazionale, o per lo meno si affaccia alla ribalta; eppure quell’area dello Stato è sempre stata vista con sospetto, e peggio ancora con dileggio, sia dalla tradizione carioca che da quella paulista, epicentri economici che schiacciano Recife e dintorni. Anche su questa divisione interna si gioca L’agente segreto, quarto lungometraggio di finzione per il cinquantaseienne Kleber Mendonça Filho che torna in competizione al Festival di Cannes; dopotutto il regista è pernambucano, profondamente legato alle sue origini e che su Recife, la sua storia, quella della sua cultura e del suo cinema, costruisce il proprio impianto. Ecco dunque che il “ritorno a casa” di Marcelo-Arnaldo si trasforma in maniera automatica anche in quello di Mendonça Filho, in un percorso di riappropriazione del Tempo e della Storia che è a ben vedere il fil rouge che attraversa la sua estetica e il suo approccio alla narrazione (Raffaele Meale, Quinlan)
Acclamato dalla critica, il film si è aggiudicato il Prix de la mise en scène al 78° Festival di Cannes. L'interpretazione di Wagner Moura nei panni del protagonista è stata insignita di numerosi riconoscimenti tra cui: il Prix d'interprétation masculine al Festival di Cannes, il Golden Globe per il miglior attore in un film drammtico e la candidatura per l'Oscar al miglior attore.



